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Natale: festa di DIo   versione testuale








Si avvicina il Natale e il rischio di percepirne soprattutto gli aspetti di festa esteriore e consumistica è purtroppo diffuso, specialmente a causa del bombardamento mediatico messo in opera dalla società dei consumi. Non bisogna, tuttavia, drammatizzare le difficoltà: il cristiano che vuole potrà sempre vivere con fede il Natale come la festa del Dio che viene e che nel Suo amore non è mai stanco di cominciare da capo nel Suo amore per ognuno di noi.
 
Molti, poi, specialmente fra gli adulti, ricorderanno con un pizzico di nostalgia il Natale vissuto nell’infanzia con i propri genitori, i nonni, i fratelli, l’ambiente di casa e l’attesa della mezzanotte. Io stesso, appartenendo a una famiglia numerosa (sono ultimo di otto figli) ricordo il Natale della mia infanzia come una bellissima festa familiare. Alla vigilia eravamo in tanti e poco prima della mezzanotte si faceva una piccola processione al presepe, portando ciascuno in mano una candela e cantando Tu scendi dalle stelle di Sant’Alfonso. Il più piccolo di tutti (per diversi anni, proprio io…), portava nelle mani il Bambinello e lo deponeva nella piccola culla di paglia.
 
A quel punto nostro Padre faceva una preghiera per noi e anche per l’intera famiglia umana. Si trattava di un grazie al Dio venuto fra noi e di un affidamento umile e fiducioso a Lui. A volte qualcuno aggiungeva un’intenzione, con spontaneità e immediatezza… Il presepe aveva in tutto questo un ruolo importante, secondo la più genuina tradizione napoletana. Il grande “presepista” Cuciniello (un sacerdote attivo a Napoli nel XIX secolo) diceva che “fare il presepe è dire il Vangelo in dialetto”, è cioè far sentire la vicinanza del Dio bambino alla nostra storia concreta, alle gioie, ai dolori e alle speranze del nostro presente.
 
Un altro celebre propagandista del presepe, il domenicano Padre Rocco, nella Napoli del Settecento si dava tanto da fare per diffondere l’amore al presepe che quando il re Ferdinando lo incontrava gli chiedeva immancabilmente: “Padre Rocco, cumm jamm a presepi?”. L’amore dei Napoletani al presepe, peraltro, è nato da grandi evangelizzatori della buona novella: fra questi spicca il gigante della fede che fu Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, autore di canzoni dovunque conosciute e amate per celebrare la gioia della nascita del Figlio di Dio, festa dell’intera creazione (si pensi a “Quanno nascette Ninno a Bettalemme …”).
 
Nella Chiesa post-conciliare il valore della veglia pasquale è stato giustamente evidenziato, mentre il Natale ad alcuni è sembrato apparire meno “importante”. Tuttavia, l’Anno liturgico inizia proprio con l’Avvento e la celebrazione del Natale, che trova il suo culmine e il suo senso ultimo nella celebrazione della Pasqua. Natale e Pasqua non si elidono: si potrebbe anzi dire che Natale è una Pasqua anticipata, come mostra il fatto che nell’iconografia orientale le bende che avvolgono il Bambino richiamano quelle del sepolcro vuoto del Risorto… Anche la tradizione abruzzese del Natale è vicina a quella napoletana.
 
Mi sembra che la bontà di fondo della nostra gente renda il Natale una vera festa familiare, in continuità con la semplicità di una fede vissuta da tanti con semplicità. Gli zampognari, con le loro tipiche musicalità, sono l’apporto proprio dell’Abruzzo al clima natalizio, e nel presepe il “pastore delle meraviglie”, simbolo della creatura aperta ad accogliere il Dio che viene, è per tradizione un pastore abruzzese. Il viaggio dei Magi, poi, è un simbolo bellissimo del cuore umano alla ricerca di Dio, guidato dalla Stella, che è a sua volta il simbolo del Dio che viene in cerca dell’uomo. Il Natale è insomma la conferma sempre nuova che Dio non è stanco degli uomini: Egli viene fra noi sempre di nuovo nel mistero per dirci la novità e la fedeltà del Suo amore e aprire il nostro cuore alla speranza che non delude, più forte di ogni stanchezza e di ogni crisi. È con questi ricordi e con queste impressioni, anche molto personali, che vorrei augurare un Natale di luce e di speranza a tutti, tutti portando nella mia preghiera e nel mio cuore di padre e pastore!
Bruno Forte

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